Sono balzata fuori chiamata ad un balcone
di pelle rosa spina, finestra spalancata
da mani che già sanno.
Ed il mio corpo piano è uscito allo scoperto
guardando quei passanti, di sotto nella strada.

Pian piano le persiane hanno lasciato andare
mie parti sconfessate riposte in ogni luogo…
La luce di quell’ora, il tocco dei suoi raggi,
riporta le mie braccia conserte nell’incrocio
di un crocevia diverso che popola la via.

E dopo le mie gambe, tornando a quella luce,
risentono un cammino da tempo intorpidito,
che spesso si è negato ai miei due piedi cavi,
più stanchi per la stasi di ore di torpore.

Capelli scompigliati, grovigli dentro ai sensi
di orecchi, bocca, naso e dita accapigliate
stordite da quel sole di strada ritrovata
dove si può avvertire la cosa più banale.

Indietro solo il centro, quel luogo dentro me,
che chiede a tanta luce di non svelare il senso
di anni chiusi dentro, in stanze sigillate…

Più tardi, verso sera…
(18/10/2013)