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Amarilli è lo pseudonimo di Chiara Gatti

Chiara Gatti

Nata a Ravenna ma attualmente residente a Cesena (FC), ha conseguito una formazione umanisticaChiara Gatti presso il liceo Classico Dante Alighieri di Ravenna e l’Università degli Studi di Bologna (Facoltà di Lettere e Filosofia). Formatrice e mediatrice sociale ha svolto attività didattica nello sviluppo di vari progetti educativi. Socia volontaria di una cooperativa sociale ha rivestito inoltre per anni il ruolo di responsabile di redazione di una rivista di settore in campo francescano. Studi approfonditi ed interesse spiccato nei confronti del mondo classico, unitamente ad una sensibilità cristiana e francescana, caratterizzano la sua attività professionale e di volontariato fornendo, laddove possibile,  un ulteriore arricchimento al proprio lavoro formativo.  L’amore per la scrittura, sempre coltivato negli anni, è sfociato soprattutto negli ultimi tempi in una intensa produzione poetica e narrativa inedita, volta ad una profonda rilettura psichica e spirituale del proprio mondo interiore e ad un sempre vivo interesse nei confronti del mondo circostante.

Al poeta latino Virgilio, che mi ha donato un Nome…

Amarilli è un nome classico, presente prima nella poesia del poeta greco Teocrito e poi in quella del latino Virgilio. E’ dunque personaggio letterario, essendo la pastorella che, nella prima egloga delle Bucoliche, aspetta il pastore Titiro: assieme alla natura ne sente la mancanza struggente mentre lui è assente… (Bucoliche I,35)
Dal verbo greco αμαρυσσω (amarysso) , che significa “scintillare, brillare”, assume il possibile significato di “splendida”. Altre fonti indicano invece la derivazione dal greco αμαρα (amàra) “piccolo fiume, canale”. Era infatti anche il nome della ninfa dei piccoli corsi d’acqua o dei canaletti.
Per questo “Amarilli” diviene, in questo spazio letterario, figura timida, discreta, “canaletto lieve” in cui far scorrere un’ inedita voce poetica, che si aggancia al reale, anche in un mondo spesso contrario (tutte le Bucoliche parlano di questo in fondo, e la poesia è uno struggimento che fa da sfondo come voce che si riesce a levare pur in quella “politica” avversa…).
La poesia in versi e “in prosa” di queste pagine desidera essere un’eco condivisa che apra lo “splendore timido” di un incontro con ogni visitatore che si affaccerà per leggere.
Il verso che si incarna qui è infatti “attesa condotta”, che fa da sponda, ma non è rigido paletto… L’idea dell’attesa si connette sempre al verso delle Bucoliche (la pastorella “attende” nel verso di Virgilio), ma pur alla natura stessa di un canto che sia feconda raccolta dei vissuti passati e, al contempo, fase propedeutica a una nuova “vitale” immersione nel reale, che torna.
Per questo Amarilli si augura di non rifugiarsi nella poesia come fuga dal mondo, ma di ottenere da questo “canale” la possibilità di interpretarlo, sublimarlo, incarnarlo in leggerezza…
Rimanga come sfondo, infine, l’augurio che il verso poetico rappresenti ancora, ad oggi, uno dei corsi privilegiati per “dirsi” e per apprendere la difficile arte di tessere relazioni nutrienti in una salda “liquidità” di confronto.

Amarilli,
canaletto lieve,
ninfa di fiume
che liberi il canto.

Splendore timido,
attesa condotta,
nessuna fuga
da un mondo che torna.

Solo il rigore
di liquida sponda.

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